Storia di un programmatore / 1
MSX, il mio primo computer
Sono un programmatore di professione dal 2005, quindi esattamente da vent'anni, ma in realtà ho cominciato a programmare quasi quarant'anni fa, anche se allora si trattava di un'attività che svolgevo per puro piacere, senza nessuno scopo in particolare.
Era il 1985 quando mi era stato regalato un MSX, che era un home computer dotato di un interprete BASIC creato dalla Microsoft (MSX-BASIC): le riviste e i manuali dell'epoca spiegano che la sigla MSX stava infatti per Microsoft Extended BASIC, che era il linguaggio d'elezione per programmare con questi computer, anche se in realtà si poteva anche usare l'Assembler o il linguaggio macchina.
Quindi, a differenza di altri home computer dell'epoca, come i Commodore e lo ZX Spectrum, MSX non era una marca, ma uno standard che era stato accettato da una trentina di produttori hardware, per la maggior parte giapponesi, per la creazione di computer compatibili tra loro, che usavano dunque lo stesso linguaggio di programmazione (MSX-BASIC) e, in seguito, lo stesso sistema operativo (MSX-DOS, sempre prodotto della Microsoft), nonché le stesse interfacce per periferiche quali stampanti, monitor, lettori di cassette, floppy disk driver e, ovviamente, joystick. L'idea era in effetti molto valida e innovativa per l'epoca: tutti gli altri produttori di hardware di fatto creavano i propri standard, di solito incompatibili con computer di altre marche, ma spesso anche incompatibili con computer della stessa marca prodotti anche solo un paio di anni prima.
Gli home computer, a differenza dei personal computer (PC), ben più costosi, avevano nel loro firmware un interprete BASIC che veniva caricato direttamente all'accensione: tra le varie istruzioni del linguaggio ce ne erano anche alcune che permettevano la gestione dei file sulle periferiche, facendo sì che l'interprete BASIC fosse anche un rudimentale sistema operativo.
La caratteristica estetica più evidente degli home computer, tra cui MSX, Commodore 16 e Commodore 64, VIC-20 ecc., era quella di essere contenuto in una sorta di grossa tastiera, che doveva essere collegata alla corrente tramite un alimentatore. Questi computer non richiedevano necessariamente un monitor, perché si potevano attaccare direttamente al televisore di casa. Inoltre, sebbene ci fosse la possibilità di usare lettori di floppy disk, il dispositivo più comunemente usato per il salvataggio del software e degli eventuali dati era l'audiocassetta: agli home computer era possibile collegare qualsiasi registratore. Alcuni software venivano inoltre venduti su cartucce, che altro non erano che memorie ROM che venivano caricate istantaneamente all'accensione. La differenza tra cartuccia e cassetta era notevole: caricare un programma su cassetta richiedeva un tempo piuttosto lungo, mentre il caricamento su cartuccia era istantaneo.
A metà degli anni '80 l'MSX aveva avuto un discreto successo in Italia, e si collocava più o meno a metà strada tra computer più semplici come il Commodore 16 e il VIC-20 e computer più potenti come il Commodore 64. Il Commodore 64 avrebbe avuto, in effetti, una vita più lunga rispetto all'MSX e al suo successore MSX-2, ma anch'esso sarebbe stato soppiantato di fatto dai suoi cugini più grandi, come il Commodore 128, che difficilmente si potrebbe classificare come un semplice home computer, e l'Amiga, noto per i suoi videogiochi con grafica decisamente superiore alla media del tempo.
Vedendoli con gli occhi di un uomo moderno, indipendentemente dalla fascia in cui si collocavano, questi computer potrebbero sembrare dei semplici giocattoli, utili per far funzionare videogiochi con audio, che si potrebbe definire MIDI, e una grafica con pochi pixel. Non era così, in effetti: c'erano anche programmi seri creati questi computer, come elaboratori di testo, semplici database e programmi per la contabilità. Tuttavia, è chiaro che l'uso principale di questi computer era quello ludico, e che i loro appassionati erano generalmente adolescenti a cui piaceva giocare a qualche videogioco, spesso accontentandosi di una replica, di dimensioni e funzionalità minori, di noti arcade che si trovavano nelle sale giochi, con il vantaggio di stare a casa propria e non spendere montagne di monete per divertirsi. Tra i vari titoli, mi ricordo che c'era la versione MSX di Buck Rogers (il mio primo videogioco), Zaxxon, Beamrider, Arkanoid, Donkey Kong, Pacman, Frogger e molti altri: la lista sarebbe davvero lunghissima; inoltre c'erano anche giochi creati appositamente per l'MSX, e ancora oggi ci sono gruppi di nostalgici che continuano a creare videogiochi per MSX, sia per i pochi esemplari sopravvissuti, sia per utilizzarli su emulatori installati su PC.
Quando era appena arrivato il mio computer, ovviamente, mi divertivo con i videogiochi; ma dopo un po' di tempo, forse un paio d'anni, compresi che dietro a questi passatempi c'erano degli uomini e delle donne che, per lavoro o per piacere, avevano scritto dei programmi che venivano eseguiti dal computer. Di fatto, anch'io avrei potuto scrivere dei programmi di mio interesse, e fantasticavo sul fatto di poter creare con il computer videogiochi ancora più belli e interessanti di quelli che avevo, che in effetti non erano pochi, visto che all'epoca erano praticamente regalati.
Ovviamente, con gli occhi di un bambino, non potevo capire la complessità che si celava anche solo dietro al Pacman che fuggiva dai fantasmi e mangiava le pillole sullo schermo, comandato dai movimenti del joystick. Però, pur non sapendo quanto sarebbe stata lunga la strada da percorrere, capivo che avrei dovuto cominciare a leggere i due manuali di BASIC che erano in dotazione con l'MSX. Sarebbero stati i primi di un'infinita serie di pubblicazioni di informatica che avrei letto, e che tutt'oggi continuo a leggere.
(continua)


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